Ultimamente mi capita di pormi questa domanda:
COSA VOGLIO DA MIA FIGLIA?
Ho sempre guardato con un occhio molto critico tutti quei genitori che cercano in tutti i modi di rendere sempre più “performante” il proprio bambino. Mi ritrovavo a condannare queste situazioni nelle quali vedevo riflesso nel bambino, tutte quelle aspirazioni che magari mamma e papà non erano riusciti a raggiungere, bambini pieni di impegni che arrivano stremati a fine giornata…
Con Maria la cosa è sicuramente diversa ma simile allo stesso tempo…mi spiego…
Da quando è nata ci hanno detto che rispetto agli altri bambini, i nostri “special”, hanno un ritardo che aumenta con l’ avanzare dell’età, la famosa “forbice” che rischia di allargarsi sempre di più…
Sicuramente non mi ritroverò a volere a tutti i costi mia figlia un medico, la mia aspirazione agli inizi degli studi nonchè sogno nel cassetto (…e rimasto lì…), ma mi trovo, ci troviamo, io e Cristina, a chiederle sempre di più, nella ricerca di darle tutti gli strumenti per renderla sempre più autonoma da ora fino all’ età adulta.
Allora percorri tutte quelle strade per poterle dare gli strumenti per riuscirci, di qualsiasi tipo essi siano, uno dopo l’ altro aggiungendone di nuovi.
Il neuropsichiatra infantile che segue nostra figlia dalla nascita, alla domanda su come vede Maria e soprattutto alla nostra richiesta di trattenerla un anno in più al Nido che contempli anche il pranzo per abituarla a quella che sarà poi la Scuola dell’ Infanzia, ci ha detto:
” Ok, va benissimo, ma dobbiamo essere così bravi a capire quello e soprattutto quanto possiamo aggiungere alla giornata della bimba”.
Mi ha spiazzato e mi ha fatto riflettere tantissimo!
Ogni bambino, sia esso “normo” che “special” ha i suoi tempi che per forza di cose non coincidono con i nostri di genitori e quindi di adulti. Anche noi se ci carichiamo di impegni e di tante altre cose rischiamo di “schizzare” e nella migliore delle ipotesi rallentando un po’ riusciamo a rientrare nella norma, ma ad un bambino che si affida totalmente ai suoi genitori per la crescita, lo sviluppo e tutto ciò che ci gira attorno, questo può causare un effetto di rifiuto e quindi non ottenere quello che crediamo sia la cosa migliore per lui in quel determinato periodo della sua vita.
Insomma, per farla breve, mi chiedo: è giusto quello che sto facendo? Devo staccare la spina e lasciare a Maria la libertà di fare, nella giusta misura, quello che si sente?
Sono forse io quello che ha paura del suo futuro e sto crescendo una bambina, magari super, autonoma, bravissima ma infelice?
Il confine fra le sue cose lo vedo molto sottile e Maria, non potendomi ancora dire:” Ma papà basta!” magari accumula e non metabolizza nella giusta maniera quello che sta vivendo…
Su un mio post precedente facevo riferimento al gioco e a come giocare e la stessa situazione me la ritrovo di fronte.
Nessuno di noi nasce genitore ma piano piano, quando hai una figlia, cerchi tutti i modi per diventarlo sbattendo il naso su ogni tipo di problema e facendo tesoro dei propri errori e trarne una spinta per andare avanti.
Certo è che io e Cristina cerchiamo di fare il meglio per lei…
Maria perdonaci se a volte sbagliamo…

