Il gioco è una parte importante nella crescita di un bambino.
Spesso mi domando: ma io come gioco con mia figlia?
Alla sera quando arrivo a casa dal lavoro la trovo quasi sempre appena svegliata dal pisolino pomeridiano, ancora un po’ assonnata ma comunque piena di voglia di fare.
Appena mi vede mi tende le braccia e dopo essersi appiccicata come un koala indica il soggiorno dove c’è il suo tappettone e i suoi giochi e libretti.
Qui mi assaliva il dubbio di “cosa e come giocare”…
Eh si! Perche da quando Cristina ha fatto il corso sul metodo Feuerstein inconsciamente cerchiamo sempre di trovare il “fine per lo sviluppo cognitivo” nel gioco che proponiamo a Maria e questo non va sempre bene.
Ma ultimamente sto notando in me un cambiamento…
Maria è prima di tutto una bambina, “superdotata” con un comosoma in più, ma comunque sempre una bambina di due anni e mezzo, e come tale va trattata.
La ricerca maniacale di un secondo fine nel gioco, in questo caso sicuramente di aiuto ma comunque sempre preparato a tavolino, sono convinto che va bene a metà e a volte c’è il pericolo che mi faccia vedere il classico bicchiere non “mezzo pieno” ma “mezzo vuoto”.
Quindi via all’ improvvisazione ed il più delle volte ci ritroviamo distesi per terra o sul lettone con lei sopra di me che mi salta sulla pancia e scoppia in fragorose risate ed urla!
La vedo felice e contenta e questo per me è la cosa più importante!
Che dopo faccia una torre e la distrugga, oppure che mi svuoti una scatola eseguendo perfettamente il “fuori”, non me ne importa, questo lo faremo in un secondo momento, magari domani…
Ora è il momento della spontaneità e questo mi sento adesso di offrire a mia figlia!


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