Siamo abituati a viaggiare nell’ arco della nostra giornata a mille all’ ora, a guardare sempre l’ orologio per sapere se siamo in orario con la tabella di marcia. Facciamo coincidere mille cose in modo da farne il più possibile perchè la società di oggi ce lo impone.
Molte volte ho pensato: ma è proprio questo il modello di vita che voglio?
L’ abito che mi trovo cucito addosso lo sento veramente mio?
Quanto sarebbe bello poter godere appieno di tutti i momenti della giornata, da quando ci si alza a quando ci si corica a letto il più delle volte distrutti.
Se l’ ansia, la frenesia che spesso fa da cornice alla giornata lasciasse il posto, che ne so, ad una sana fatica fisica magari ci ritrovetremo stanchi ma di una stanchezza più appagante, gratificante e dalla quale sicuramente saremo riusciti a trarne qualcosa di buono.
Così mi soffermo a riflettere di come mi sarei trovato a vivere ad inizio novecento, magari un contadino la cui vita era regolata dal sorgere e dal tramontare del sole e al quale non serviva l’ orologio.
La giornata faceva il suo corso e la natura dava i suoi frutti, più o meno abbondanti, e così trascorrevano le stagioni, primavera, estate, autunno, inverno e via a ricominciare. Famiglie numerose che apprezzavano il senso della vita ed anche il significato del sacrificio.
Qualcuno potrà darmi del pazzo ma è proprio di questa stanchezza, che non ha mai fatto parte della mia vita, che ne sento la mancanza.
Il buon Dio ha voluto che non mi mancasse mai niente, e di questo lo ringrazio, ma sono riuscito fino ad ora ad apprezzare veramente tutto?
Sono rientrato da poco dalla passeggiata serale con Isabeau ed ha appena smesso di piovere. Il profumo dell’ aria quando piove mi piace perchè mi avvicina alla natura e mi riporta indietro nel tempo facendo riemergere piccoli flash della mia vita.
Questo è quello che voglio trasmettere a Maria, saper apprezzare e gioire delle piccole cose della vita, una vita che il destino già le ha riservato in salita ma non per questo sicuramente meno bella.

