Eccoci qua.
Abbiamo deciso. Si sta chiudendo la porta della scuola infanzia e si aprirà a settembre di quest’anno la porta della scuola primaria, cara vecchia scuola elementare!
E’ dal 10 febbraio, data in cui abbiamo schiacciato il pulsante “inoltra” e inviato la domanda di iscrizione di Maria, convinti di farlo come un atto obbligato al Ministero della Pubblica Istruzione (tanto poi, pensavamo, gli ultimi a decidere siamo noi…) che un meccanismo ha inziato a muoversi nella mia testa, piano, lento ma inesorabile. Era il tempo che trascorreva e più passava più i pensieri si accavallavano così come i dubbi.
Un giorno mi vedevo Maria ancora alla materna insieme ai suoi nuovi compagni e un giorno alle elementari, in una continua altalena di emozioni.
Un momento pensavamo che sarebbe stato meglio fermarla per farle consolidare tutti quei progressi che aveva fatto, competenze acquisite, in modo da partire avvantaggiata l’ anno successivo. Ma chi ci poteva assicurare che sarebbe stato proficuo…
Un momento pensavamo che sarebbe stato meglio farle iniziare una nuova avventura con nuovi stimoli assieme a qualcuno dei suoi attuali compagni di classe. Lei bimba curiosa che ti fa mille domande che vuole sapere tantissime cosa di quello che stai facendo, perchè lo fai, che quando sei al telefono ti chiede:” chi era?” Cosa ha detto?” ha bisogno di stimoli superiori, forti, che inneschino quella scintilla di voglia di imparare sempre cose nuove
Ma cos’ era veramente giusto per lei?
L’ ago della bilancia si spostava impazzito nelle due decisioni, come quello di una bussola che non riesce a trovare il nord e continua a girare vorticosamente, come girava la nostra testa, ubriacandoci di forti e contrastanti emozioni.
Mi facevo, ci facevamo degli scenari nei quali la vedavamo nelle due situazioni e nessuna delle due ci convinceva in pieno.
Sono stati due mesi nei quali il cervello mi friggeva, il pensiero sistematicamente e autonomamente tornava lì e sempre con la stessa domanda: cosa fare?
E il tempo per decidere si assotigliava sempre di più. I granelli di sabbia nella parte superiore della clessidra erano sempre di meno…
Un giorno Maria, arrivata a casa dalla scuola, ci ha fatto un discorso:
mamma, papà, i bambini piccoli stanno all’ asilo (così ancora chiama la scuola materna) mentre quelli grandi vanno alle elementari. Io sono grande

Mi si sono diventati gli occhi lucidi dalle lacrime.
Nostra figlia a luglio compirà 6 anni, forse ai nostri occhi ci sembra ancora piccolina, bisognosa di protezione, ma è giunta l’ ora che si affacci al suo nuovo mondo e faccia le sue esperienze inebriandosi di nuovi stimoli. Sicuramente farà fatica (ma non lo è forse per tutti i bambini di fronte ad un’ esperienza così importante) adattarsi a delle nuove regole, farà fatica più di altri, ma questo è crescere nel cammino dell’ autonomia.
Quanto ci metterà a raggiungerli adesso non ci è dato a sapere, come noi tutti non conosciamo il nostro futuro, ma siamo certi che ci riuscirà perchè ce la può fare.
La nostra decisione non è stata quindi un salto nel buio. Una luce che ci guida è saldamente nelle nostre mani.
E’ la luce della consapevolezza e della fiducia che abbiamo in Maria


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