Parlare, parlare, parlare…

Il brutto tempo di questi giorni invita a fare tutte quelle cose che per un motivo o per un altro sono sempre state rimandate.
Così domenica, fra un acquazzone e un temporale (a gennaio i tuoni non li avevo quasi mai sentiti!) sono riuscito finalmente a disfare il presepio, imballarlo pronto per il prossimo anno e con la promessa che avrei aggiunto quella famosa fontanella con l’ acqua corrente che ho già acquistato da qualche tempo.

Mentre facevo tutto ciò c’ era Maria che seduta sul divano mi guardava interessata.

Le parlavo e le spiegavo ciò che facevo.

Ieri abbiamo avuto una riunione con le maestre per confrontarci sui progressi fatti all’ asilo, primo fra tutte il momento del pranzo, e mentre ognuno di noi esponeva le sue domande, i suoi dubbi, fra me e me riflettevo su come stia veramente facendo passi da gigante e con che velocità.

Abituato nel mio lavoro a pianificare tutto prevedendo tutte le mosse possibili per farmi trovare sempre pronto, incalzavo le maestre chiedendo come erano riuscite ad ottenere questi risultati e come avrei potuto “esportarli” a casa nostra, ma mentre parlavo mi rendevo conto che tutte le mie domande erano inutili.

Fra tutti i consigli che ci hanno dato è emerso inesorabile il termine “parlarle”, “spiegarle” quello che le proponiamo e come nel caso del cibo, farle capire che ormai ha tre anni e mezzo e certe cose una bambina della sua età non le fa più. Il biberon per mangiare alla sera è una cosa per i bambini piccoli. Si deve usare il piattino come fa a pranzo in asilo, sottolineando la sua bravura per questo nuovo progresso.

Parlare, esattamente quello che facevo domenica mentre smontavo il presepio e lei mi ascoltava a bocca aperta.

Recepiva e faceva suo con estremo interesse ogni mia parola.

A volte mi rendo conto che la sottovaluto ritenendola una bambina “piccola” di tre anni e mezzo, che capisce certamente ma fino ad un certo punto, indipendente che abbia la Sindrome di Down.

Questo probabilmente è frutto di quello che è la mia poca esperienza come genitore, nonostante abbia letto, quando Cristina era incinta, libri sul tutto quello che riguarda lo sviluppo del bambino, la sua crescita fisica e cognitiva.

La quotidianetà, come mi diceva sempre mio padre, è la migliore esperienza, sbatterci il naso, sbagliare per poi capire fa crescere e maturare, indipendentemente che uno abbia 19 o 49 anni.

Io dovevo “sbatterci il naso”!

IMG_1918sss

Published by TizianoP

Mi chiamo Tiziano e sono papà di Maria una stupenda bambina con Sindrome di Down. Ho scelto di creare questo blog per condividere con altri papà (ma anche mamme) questo capitolo inatteso della mia vita e quella di mia moglie Cristina...un viaggio iniziato il 6 luglio 2010...

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. maggiori informazioni

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close