Il punto di domanda…segno tipografico di punteggiatura…ma anche croce e delizia di molti esseri umani…
Nella mia vita ultimamente mi pongo tante domande riguardo ai temi più diversi, alle situazioni più disparate che si presentano davanti, siano esse nel mondo del lavoro, della famiglia e così via.
Sono soddisfatto di ciò che faccio?
La mia esistenza, fino ad ora, l’ ho vissuta come volevo?
Mi sono perso per strada qualcosa di importante?
Con l’ arrivo di Maria mi ritrovo spesso ad andare a due velocità: la mia, veloce per natura e con il desiderio di avere subito dei ritorni in quello che sto facendo (tempo fa mi rimproveravano di vedere troppo spesso solo due colori, il bianco e il nero saltando a piè pari tutte le tonalità del grigio), e quella di mia figlia, mooolto più lenta…
Dicevo in un vecchio post su come stia cercando ad imparare a “rallentare ed aspettare”. Ma quando si tratta di determinate situazioni che mi riguardano come genitore, come papà, tutte le domande, i punti interrogativi, diventano pesanti come macigni che mi devo assolutamente togliere di dosso il più velocemente possibile.
Ma fino a che punto questo mio atteggiamento va bene?
Mi trovo ormai da più di tre anni immerso nel ruolo del papà con tutte le sue innumerevoli sfacettature.
In molte situazioni che affronto e che riguardano Maria, sto notando che divento sempre più esigente nei confronti di tutte quelle persone che gravitano attorno a lei e che in qualche modo la stanno seguendo per aiutarla a risolvere dei problemi.
Mi domando: fino a che punto devo arrivare? Sono forse io troppo “esigente” e sto sbagliando a volere accelerare la risoluzione di una spiacevole situazione? Sto facendo in questo modo il bene di mia figlia o è solo per placare la mia sete di risposte?
E’ giusto cercare all’ esterno una soluzione o è meglio, a volte, farsi guidare dal proprio istinto?
Così è sempre un continuo altalenarsi di emozioni, convinzioni, dubbi, situazioni che imperversano la mia giornata.
Come posso trovare il giusto equilibrio su temi che non riguardano la scelta di uno zainetto, ma la crescita di tua figlia?
Mi ritorna alla mente un post (che qui potete leggere) della mia amica Daniela che racconta della leggenda Cherokee del lupo interiore e che forse può dare la risposta alle mie domande: saper convivere e gestire nella giusta maniera i miei due “lupi” è quello che devo riuscire a fare, può essere che mi ci voglia una vita intera ma sono sicuro che prima o poi ci riuscirò!

